13 mar 2011, Posted by Pisutzu in Filiera corta, No Comments. Tagged filiera corta, risparmio, vantaggi economici
CARATTERISTICHE DELLA FILIERA CORTA
La maggior parte delle persone nell’acquistare un prodotto non si interroga su quale siano stati i processi produttivi e distributivi che hanno portato quella merce sullo scaffale del negozio, del supermercato, o sul sito d’acquisti online.
Le etichette inoltre non forniscono in maniera chiara e “leggibile” informazioni utili per decifrare quello che si ha di fronte.
L’opacità delle merci, favorita dalla globalizzazione, è anche frutto di filiere di produzione e di distribuzione lunghe e poco trasparenti. Aumentando la distanza tra luoghi di produzione e d’acquisto i consumatori perdono qualsiasi riferimento culturale e sociale con chi produce i beni che si hanno a disposizione.
Per riavvicinare la figura del produttore a quella del consumatore sono nate e si stanno sviluppando diverse forme di reti commerciali alternative; realtà che comprendono la vendita diretta, il commercio equo e solidale, i farmer’s markets , i menù a kilometri 0 e i gruppi d’acquisto solidale.
La sensibilità che anima queste iniziative è comune, nonostante le differenti modalità in cui si sostanziano, ed è indirizzata verso una nuova consapevolezza di interconnessione, sviluppo e sostenibilità.
Il concetto alla base di molte iniziative che si stanno sviluppando in tutto il mondo consiste nella forma di distribuzione diretta tra produttore e consumatore: La filiera corta.
La filiera corta consente di eliminare i molti passaggi che fanno sì che la merce non sia trasparente, inoltre impedisce che i prodotti abbiano un prezzo sproporzionato rispetto al loro reale valore, per via dei vari intermediari con cui entrano in contatto, per di più, cosa fondamentale, permette al consumatore di allacciare rapporti diretti con il produttore, di instaurare con lui un rapporto di fiducia, quasi di collaborazione.
Per quello che riguarda i vantaggi economici, sia il risparmio dei consumatori, che i maggiori profitti dei produttori, sono ingenti. Lungo i diversi passaggi della filiera il costo del prodotto aumenta fino ad arrivare al consumatore con un’80% del suo prezzo assorbito da intermediari (la percentuale è notevolmente più alta per i prodotti provenienti dai paesi del Sud del mondo). Dunque con questi lunghi e dispendiosi passaggi la ricchezza viene accumulata nella parte centrare della filiera, ciò a scapito del compenso dell’agricoltore o dell’artigiano che si vede progressivamente costretto a un’autonomia limitata nei riguardi degli altri componenti della filiera.
Invece tramite i processi di filiera corta molte piccole realtà agricole e artigianali, realtà con peculiarità ambientali, culturali e produttive, possono così finanziarsi senza sottostare alle leggi rigide della grande distribuzione.
Una realtà agricola vicino al consumatore consente di propagare la propria prosperità all’intera comunità, infatti è un vero e proprio circolo virtuoso quello che viene a crearsi. Invece che finire nel bilancio di grandi aziende che seguono unicamente logiche di profitto, i ricavati dell’acquisto dei beni agricoli rimangono ai coltivatori che tendono a reinvestirli nel territorio in cui operano, supportando anche il comparto industriale e artigianale.
Probabilmente ha un’importanza addirittura maggiore del precedente aspetto il fatto che si costituisca una conoscenza e un legame diretto tra produttore e consumatore.
Questi rapporti diretti vanno oltre il semplice vantaggio economico e costituiscono delle reti sociali stabili, che valorizzano la qualità del lavoro e la solidarietà tra consumatore e produttore.
Infatti sia gli uni che gli altri condividono valori immateriali e collaborano per costituire gli elementi che determinano il benessere di una società, in particolare elementi come la qualità del territorio e delle reti economiche e sociali che coinvolgono l’intera popolazione.
Un’altra caratteristica delle filiere corte è la loro compatibilità ecologica. La vicinanza consente di ridurre le emissioni di CO2 che inevitabilmente si generano nei trasporti e consente anche di eliminare i molti imballaggi che invece accompagnano un filiera produttiva e distributiva lunga. Per di più si incentiva il consumo di prodotti stagionali, che oltre essere più buoni, non implicano il dispendio di energia e risorse che comportano gli alimenti fuori stagione.
Questi progetti dimostrano il rifiuto di un’omologazione globalizzata. La temuta standardizzazione che coinvolgerebbe la civiltà odierna può essere combattuta anche con la valorizzazione del prodotto locale e della biodiversità dei territori.
Articolo di Paolo Pasquali
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