Aragoste scozzesi in salsa thailandese cotte alla Braveheart

23 mar 2011, Posted by Pisutzu in cibo sostenibile, No Comments. Tagged , , , ,

Aragoste scozzesi in salsa thailandese cotte alla Braveheart


Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma sull’universo ho ancora dei dubbi.”

(Albert Einstein)

I gamberetti danesi pescati nel Mare del Nord vanno a farsi pulire in Marocco, quindi tornano in “patria” e da lì vengono commercializzati in tutta Europa…freschi che parono vivi signo’!
Alle aragoste scozzesi viene invece offerto un viaggio A/R per gli stabilimenti findus in Thailandia, dove sapienti mani le spogliano della corazza. Quando tornano in Scozia, un po’ turbate dal jet-lag e un po’ incazzate perché “cacchio amico in Thailandia si spende davvero poco e la fauna marina è da paura”, le aragoste vengono cotte come solo la progenie di William Cuoreimpavido Wallace sa fare e terminano quindi il loro tour mondiale finendo sui banconi dei supermercati Marks & Spencer.

E’ a questo punto che mi viene voglia di girarmi di spalle, piegarmi, alzare il kilt e mostrare le mie naturali natiche italiane.

Invertire questa tendenza strampalata vorrebbe dire migliorare la nostra salute, diminuire gli sprechi e l’inquinamento, favorire l’economia locale e rendere il nostro approvvigionamento, soprattutto alimentare, meno vulnerabile ai crescenti prezzi dell’energia e alla penuria di idrocarburi.

Un’alimentazione più economa di energia e più rispettosa dell’ambiente risulterebbe:
- più locale (con alimenti provenienti dal proprio paese, magari comprati da un produttore autonomo o ancora meglio, e se possibile, auto-prodotti);
- più stagionale (le zucchine a Roma sono estive e a Roma se le magnamo solo d’estate);
- più vegetariana (non eliminare la carne, semplicemente consumarne di meno perché quella buona viene dagli animali allevati bene – con alimenti naturali e in spazi idonei – e perché ciò avvenga la produzione di carni non deve essere industriale ma “artigianale”. Quindi si, meno carne ma certamente più sana – senza rischi tipo mucca pazza – e certamente più gustosa).

L’alimentazione moderna è destinata ad essere solo più cara, dannosa per noi, per la nostra economia e, soprattutto, per l’ambiente, termine che, vale la pena ricordarlo, indica l’insieme delle risorse indispensabili a garantire la vita di tutte le specie viventi, animali o vegetali, semplici e complesse, presenti sul pianeta Terra..

E che non mi si venga a dire che è una questione di mercato: se tu vuoi che la salute tua e del tuo pianeta dipendano da questo mercato, diretto dai signori e dalle lobby delle multinazionali, non ci stanno altre parole per definirti: sei stupido. Noi abbiamo creato il mercato e noi stessi possiamo cambiarlo. E per cambiare qualsiasi cosa basta iniziare a farlo, riempiendo le parole.

FONTE: Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dal Breve Trattato per la Decrescita Serena di Serge Latouche, più precisamente dal paragrafo Ridurre significa tornare indietro?.

Articolo di:  Francesco Annarumi

http://www.cambiologica.it/

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