<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>kilometro 0</title>
	<atom:link href="http://www.kilometro0.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.kilometro0.it</link>
	<description>Il consumo alternativo non è mai stato così usuale!</description>
	<lastBuildDate>Sun, 22 Jan 2012 18:40:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.5</generator>
		<item>
		<title>IL CONSUMATORE ETICO</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/il-consumatore-etico.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/il-consumatore-etico.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=756</guid>
		<description><![CDATA[L’aspetto più interessante dello stile di consumo etico può essere individuato nel suo atteggiamento verso il consumo stesso; da luogo privilegiato dell’individualità si passa a una zona di confronto pubblico. Così quest’approccio al consumo si configura non solo come movimento d’opposizione rispetto altri modelli culturali presenti nella società ma anche terreno in cui può nascere un confronto sull’interesse collettivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2012/01/Ecovoracità.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-761" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2012/01/Ecovoracità-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a>Approfondire l&#8217;importanza dei i consumi nel sistema economico odierno consente di comprendere le potenzialità dell&#8217;azione dal basso attraverso il consumo socialmente responsabile.</p>
<p>Da una visione che si interessa ad obbiettivi di crescita solo sul breve periodo si può passare ad uno sviluppo che tende a un benessere più duraturo. Questo grazie ai  cittadini che, votando ogni giorno con le proprie azioni di consumo e di risparmio per uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile e per il cambiamento di direzione del sistema economico, possono tornare ad essere protagonisti delle scelte socio-economiche del sistema in cui vivono.<br />
Nell’ambito di questa maggiore consapevolezza da parte dei cittadini il consumo critico e le varie forme di consumo responsabile possono essere considerate le manifestazioni più evidenti di uno stile di consumo fortemente ispirato da motivazioni di ordine etico.<br />
I consumatori etici tendono a porre sul piano etico ogni scelta e comportamento di acquisto; si ispirano ad uno specifico modello di sviluppo e ad un sistema di valori che pone al centro la sostenibilità. Questo carattere insieme ad un etica specifica (valori e credenze comuni), e ad un determinato linguaggio simbolico connota una  vera e propria subcultura. Dunque abbracciano una particolare subcultura di consumo e costituiscono : “un gruppo distinto della società che, sulla base di un impegno condiviso, si orienta liberamente verso una particolare classe di prodotti, marchi o attività di consumo” (01).</p>
<p>Tanto l&#8217;adozione di comportamenti di consumo responsabile, che il boicottaggio sono i canali principali attraverso i quali i consumatori etici tentano di condizionare e di esercitare un&#8217;azione di pressione verso le istituzioni economiche, affinché vi sia un sistema produttivo più attento ai problemi dell&#8217;ambiente e alle istanze che provengono dalla società. Queste tattiche possono essere inquadrate come atti creativi, come una rielaborazione delle caratteristiche del consumo e della produzione tradizionali a sostegno della propria visione del mondo.<br />
I consumatori etici prestano una particolare attenzione all&#8217;eco-compatibilità del prodotto,spinti da un forte interesse verso le tematiche legate alla tutela delle risorse naturali e dell&#8217;ambiente. A differenza delle altre tipologie, le scelte d&#8217;acquisto dei consumatori etici sono il frutto di un&#8217;operazione complessa, che richiede un attento processo di valutazione della storia e della provenienza del bene.<br />
Da questo punto di vista acquista una grande importanza la presenza delle informazioni che permettono di sapere come e dove è stato fabbricato il prodotto. Tali informazioni sono fondamentali per evitare che la scelta cada sul prodotto di un&#8217;azienda “sospetta” (per illeciti, per la scarsa attenzione verso i lavoratori, i diritti umani, l&#8217;ambiente, ecc.) o proveniente da un Paese di cui non si condividono le pratiche di governo (ad esempio un regime dittatoriale). È dunque evidente che il consumatore etico è un consumatore ben informato, che utilizza abitualmente internet o riviste di settore, che conosce molte delle principali certificazioni di qualità dei prodotti di un&#8217;impresa. La ricerca di informazioni che indirizzino le scelte d&#8217;acquisto è originata anche dalla necessità di assumere comportamenti autonomi in materia di consumo, senza essere influenzati dalla pubblicità considerata una fonte ingannevole di informazione. D&#8217;altronde, lo stile di consumo etico sembra richiedere una sorta di competenza da parte del cittadino al fine di non attuare pratiche di consumo contrarie ai propri valori.<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2012/01/p_101203726.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-758" title="p_101203726" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2012/01/p_101203726-270x300.jpg" alt="" width="270" height="300" /></a><br />
È chiaro il significato politico che queste condotte di consumo hanno agli occhi di chi le attua. Tra i consumatori etici, infatti, è piuttosto diffusa la convinzione che i cittadini possano influenzare le strategie aziendali unendo le proprie forze verso obiettivi comuni. L’atteggiamento verso il mondo della produzione è fortemente critico, frutto anche di un sentimento di sfiducia generale nei riguardi delle organizzazioni economiche, come multinazionali, banche, ecc.; molti consumatori ritengono che il mercato sia condizionato e controllato dalle corporations, che attuano strategie molto efficaci di manipolazione e pressione politica. In generale i soggetti economici vengono inquadrati come causa di problemi sociali e ambientali.</p>
<p>L’aspetto più interessante dello stile di consumo etico può essere individuato nel suo atteggiamento verso il consumo stesso; da luogo privilegiato dell’individualità e delle preferenze si passa a una zona di confronto pubblico. Così quest’approccio al consumo si configura non solo come movimento d’opposizione rispetto altri modelli culturali presenti nella società ma anche terreno in cui può nascere un confronto sull’interesse collettivo. I cittadini impegnati in comportamenti d’acquisto etici mostrano una preminente adesione ai principi di libertà e indipendenza che sono alla base dell’individuo moderno: un soggetto autonomo, in possesso di una propria capacità decisionale e critica, libera da condizionamenti esterni. Tale individualità però non sfocia necessariamente nel solo perseguimento del proprio interesse o nell’appagamento della propria personalità, si nota una mancanza di contrapposizione tra questa libertà e l’interesse collettivo. Così la soggettività può esprimersi nelle sue varie inclinazioni ricercando comunque una relazionalità sul piano sociale (un esempio in tale senso può essere fornito dalla tutela ambientale che salvaguarda sia l’aspirazione individuale ad una vita sana che il più generale benessere collettivo).<br />
È una specifica visione della realtà quella che orienta i valori dei consumatori etici, una visione che, tenendo conto dei cambiamenti introdotti sul piano sociale dalla globalizzazione, considera in maniera consapevole le interconnessioni di scambi e relazioni. La consapevolezza di vivere in un mondo in cui le molteplici parti sono strettamente legate e dipendenti l’una dall’altra porta ad una assunzione di responsabilità per ciò che avviene a livello mondiale. In questo caso si prende coscienza del fatto che, a differenza del passato, i rischi che minacciano la natura e la società sono il prodotto delle decisioni politiche, delle scelte di sviluppo tecnologico e industriale; la responsabilità di tali decisioni è dunque della società stessa. È anche grazie a questa consapevolezza che gli individui si mobilitano rispetto alla tutela ambientale e alle istanze umanitarie e sociali.</p>
<p>Volendo riassumere  i principali aspetti che caratterizzano il sistema di valori dei consumatori etici si possono specificare alcuni elementi.(02)Un tratto culturale è costituito dall’idea di individuo come soggetto autonomo sia nelle azioni che nelle elaborazioni culturali; agire al di fuori di stereotipi e di schemi prestabiliti, attraverso la propria individualità è una caratteristica importante che denota un alto livello di consapevolezza. In un rapporto pluralistico e aperto nei confronti delle varie culture tali attori sociali non si negano le proprie responsabilità individuali, né si nascondono in un relativismo o in una comoda critica priva di confronti, bensì, forti di scelte consapevoli, si impegnano in attività che a loro avviso possono apportare un beneficio per la comunità.<br />
D&#8217;altra parte, un ulteriore elemento che contraddistingue la matrice culturale del consumo etico è l&#8217;idea di vivere in un mondo permeato da interconnessioni sistemiche, per cui le situazioni problematiche nel pianeta riguardano tutti.<br />
È interessante notare che insieme all’attenzione dimostrata verso quelle che sono le problematiche globali, non diminuisce l’impegno, da parte del consumatore etico, nei confronti della partecipazione attiva alla vita sociale della comunità di appartenenza. Il consumatore moderno ritiene possibile sia l’impegno verso il proprio territorio che verso una realtà più estesa.<br />
Praticamente i consumatori etici non limitano al rispetto dei doveri canonici del ruolo di cittadino,  ma sviluppano un&#8217;accezione più ampia dei doveri sociali. Si può notare, inoltre, una buona partecipazione in organizzazioni come associazioni, partiti, sindacati, segno che, per quello che riguarda le questioni d’interesse collettivo, c’è la convinzione di poter contribuire direttamente allo sviluppo sociale.</p>
<p>__________________<br />
01  J. W. SCHOUTEN, J.H. MCALEXANDER in : <em>Journal of consumer research</em>.</p>
<p>02  M.LORI.F.VOLPI  &#8211; <em>Scegliere il “Bene”</em> &#8211; Franco Angeli, Milano, 2007</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/il-consumatore-etico.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ECOMOSTRI &amp; CO.</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/ecomostri-co-2.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/ecomostri-co-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 18:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=696</guid>
		<description><![CDATA[Una tutela del territorio che si limita a conservarne l'apparenza è innanzitutto parziale e mal posta. Con questo atteggiamento si rilevano le modificazioni più appariscenti, poste nei contesti più noti, senza alcuna inerenza col bilancio tra risorse consumate e benefici ottenuti... Passano invece inosservate le abitudini più dannose, come appunto le espansioni più estese e disperse, poste sui terreni fertili del nostro territorio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_698" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/Torino.jpeg"><img class="size-medium wp-image-698" title="Torino" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/Torino-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Fotoinserimento di progetto con la torre di Intesa San Paolo all&#8217;interno dello skyline di Torino</dd>
</dl>
</address>
<p>Quando sulla stampa locale si discute degli interventi di trasformazione del nostro territorio ricorre spesso il termine &#8220;ecomostro&#8221;. Per elencare i significati a questo attribuiti riporterò di seguito alcuni esempi.</p>
<p>Torino ha recentemente ospitato un vivace dibattito, a seguito dell&#8217;annuncio di alcuni progetti urbani, tra i quali il più discusso è certamente la torre di Intesa San Paolo, ad oggi in cantiere nei pressi di Porta Susa. Sebbene non manchino alcuni contributi alternativi, la quasi totalità del dibattito si è incentrata sul chiedersi se il grattacielo (sia quello in questione, che un qualunque grattacielo) fosse &#8220;adatto&#8221; o meno al &#8220;panorama&#8221; della città, dove i &#8220;tradizionalisti&#8221; non vorrebbero &#8220;deturpata&#8221; l&#8217;icona della città, e i &#8220;modernisti&#8221; accoglierebbero con favore un edificio &#8220;nuovo&#8221;. La stessa amministrazione comunale, come per indicare la soluzione alla vicenda, ha deliberato una &#8220;moratoria sui grattacieli&#8221;, che vieta l&#8217;elevazione di edifici sopra una certa soglia, posta a quota ragionevolmente più bassa della Mole Antonelliana(1). Il termine &#8220;ecomostro&#8221; è qui utilizzato per definire un intruso, per condannare un elemento &#8220;calato dall&#8217;alto&#8221; che altera l&#8217;immagine consolidata del panorama urbano di Torino.</p>
<p>Spostandoci a Milano,<a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_settembre_30/ecomostri-ponte-lambro-ronchetto-san-cristoforo-greco-1703860283047.shtml"> </a>il Corriere della Sera cita i cinque ecomostri che  &#8220;feriscono&#8221; la città (2). Si tratta di casi non molto differenti tra loro.</p>
<p><div id="attachment_725" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/modferrovia1.png"><img class="size-medium wp-image-725" title="modferrovia" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/modferrovia1-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine dell&#39;edificio mai completato dello scalo di San Cristoforo a Milano</p></div></p>
<p>Cito tra questi l&#8217;ampliamento dello scalo ferroviario di San Cristoforo,  oggi allo stato di rudere e, cito il giornale,  periodicamente  interessato da &#8220;sgomberi e occupazioni di famiglie di  rom e disperati&#8221;,  sul quale è stato fatto un progetto di  riqualificazione da parte dello  Studio Albori, esposto alla Biennale  dell&#8217;Architettura di Venezia dell&#8217;anno scorso e denominato appunto &#8220;ecomostro addomesticato&#8221; .</p>
<p>In  questa vicenda il significato di &#8220;ecomostro&#8221; deriva dall&#8217;essere, oltre  che incompleto, quindi &#8220;brutto&#8221;, anche inutilizzato, quindi &#8220;trascurato&#8221;  e fuori controllo, ovvero passibile di attività clandestine, rientrando  a ragione nel tema, caro alla stampa locale e alla cittadinanza in  genere, del degrado urbano, inteso ancora una volta in termini di  immagine. Gli esempi simili non mancano ovviamente più vicino a noi. Il caso più noto è sicuramente quello diPorta Europa, a Bologna l&#8217;edificioa ponte su via Stalingrado che ospita gli uffici Unipol<span style="font-family: HelveticaNeue; font-size: small;">, </span>per il quale non è mancato l&#8217;appellativo di ecomostro, in virtù del suo aspetto architettonico.(3)</p>
<p><div id="attachment_726" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-porta-europa.png"><img class="size-medium wp-image-726" title="mod porta europa" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-porta-europa-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;edificio di Porta Europa in via Stalingrado a Bologna</p></div></p>
<p>Vale la pena ora riportare l&#8217;origine del termine.<strong> </strong>&#8220;Ecomostro&#8221; o &#8220;mostro  ecologico&#8221; è un neologismo di Legambiente coniato per l&#8217;Hotel Fuenti, un  albergo di 7 piani costruito alla fine degli anni   sessanta sulla  costiera amalfitana, nel Comune di Vietri, su un   promontorio roccioso,  a pochi metri dal mare (4).</p>
<p>In tal caso l&#8217;intervento certamente ha disastrose conseguenze sul   paesaggio, ovvero sull&#8217;aspetto del territorio, ma soprattutto ne   compromette una zona particolarmente fragile e limitata, di interesse  per la collettività,  che viene irreparabilmente alterata per l&#8217;interesse  privato di un  risicato numero di individui. Qui la questione riguarda un  rapporto ben  più strutturale con il territorio, rispetto alla mera  questione di  immagine.</p>
<p>Per citare un caso più vicino alla nostra realtà, a Sanguineda nel  Comune di Vergato dal 1985 sono stati costruiti 39 fabbricati abusivi  all&#8217;interno di un</p>
<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_727" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/4-albergo-fuenti1.jpg"><img class="size-medium wp-image-727" title="4 albergo fuenti" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/4-albergo-fuenti1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine dell&#8217;Hotel Fuenti a Vietri, Salerno</dd>
</dl>
</address>
<p>sito di interesse comunitario, grazie alla  condiscendenza del tecnico comunale, al quale tra l&#8217;altro non è stato  riconosciuto alcun reato in relazione al danno inflitto (5).</p>
<p>In analogia con l&#8217;Hotel Fuenti i fabbricati abusivi sono a ragione  definiti ecomostri, perché compromettono un&#8217;area di valore a vantaggio  esclusivo di una quarantina di famiglie.</p>
<p>La mostruosità ecologica a cui mi sto lentamente avvicinando, attraversando le tipologie più note di ecomostro, partendo dal palazzone e dal rudere, e passando per l&#8217;abusivismo edilizio  alternativamente appariscente o di nicchia, è talmente sotto ai nostri  occhi da essere routine, pratica contemporanea non diversa dallo  shopping, che in analogia ad essa si manifesta sul nostro territorio  come un impulso incontrollato di libertà individuale che non è dissociabile dalle stesse città che abitiamo. Ne è anzi la medesima  sostanza e ne costituisce i processi più ordinari.</p>
<p>Riporto alcuni dati.  L&#8217;Istat rileva che solamente negli ultimi 4 anni si è verificata una  perdita di superficie agricola utilizzata (SAU) pari a 372 migliaia di  ettari a livello nazionale (6), il che significa che in Italia viene  persa un&#8217;area da coltivare equivalente alla dimensione di 400 campi da  calcio in un solo giorno. L&#8217;Osservatorio Nazionale sui Consumi di Suolo  riporta tra il 1976 e il 2003  un&#8217;urbanizzazione di 80.964 ettari  solamente in Emilia Romagna, con una  velocità di 7,5 mq per abitante in  un solo anno (7).</p>
<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_709" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-lombardia.png"><img class="size-medium wp-image-709" title="mod lombardia" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-lombardia-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine di un insediamento disperso in Lombardia (fonte: bing.com) </dd>
</dl>
</address>
<p>In Lombardia, che rappresenta la regione più evoluta  in termini di osservazione del fenomeno, sono stati antropizzati negli  ultimi 2 anni 1.400 ettari di suolo solamente nella provincia di Milano e  1.600 ettari soltanto a Brescia (8).</p>
<p>Ciò di cui stiamo trattando rappresenta una perdita non reversibile di una risorsa limitata, quella del suolo,<strong> </strong>necessaria non solo alla produzione alimentare o alla biodiversità, ma anche a diverse funzioni ambientali, come il controllo idrogeologico o il sequestro di carbonio, e che costituisce anche l&#8217;unica superficie di appagamento dei nostri desideri abitativi, di aggregazione sociale o di fruizione.</p>
<p>La portata del fenomeno fa si che l&#8217;attenzione vada posta sugli ecomostri più diffusi,  che riguardano il tessuto insediativo delle nostre città.<strong> </strong>Tale  mostruosità non riguarda uno sporadico intervento a noi perlopiù  sconosciuto. Riguarda i luoghi in cui viviamo e le nostre abitudini.</p>
<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_710" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-veneto.png"><img class="size-medium wp-image-710" title="mod veneto" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-veneto-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine di un insediamento disperso in Veneto(fonte: bing.com)</dd>
</dl>
</address>
<p>Anzi sono i nostri stessi comportamenti che hanno reso il fenomeno più intenso, come  dimostra l&#8217;European Environment Agency rilevando una crescita delle  aree edificate ben superiore alla crescita della popolazione, se non  addirittura in presenza di un calo demografico (9). Un&#8217;interruzione drastica del  consumo dei suoli è impensabile proprio a causa dei nostri desideri,  connessi alla voglia di &#8220;verde&#8221; e di agio, e dei nostri stili di vita,  sempre più legati all&#8217;utilizzo dell&#8217;auto. A incentivare il sistema è la  forza propellente del mercato immobiliare, dove la rendita deriva esclusivamente dalla prossimità a dotazioni di servizi e  accessibilità, e non tiene ovviamente conto dei costi collettivi degli  insediamenti dispersi, che oltre a consumare più suolo risultano più dispendiosi dal punto di vista energetico e sociale. Ne è la  dimostrazione la crisi evidenziata da Jessica Bridger dei sistemi  residenziali suburbani americani (10), nei quali in forma  particolarmente acuta si è riscontrato il malessere economico, insediamenti dove i luoghi di lavoro  e i servizi di base (il centro commerciale, l&#8217;ambulatorio medico, la  scuola, ecc.) risultano particolarmente distanti, il costo della benzina aumenta e il trasporto pubblico è insufficiente, se non del tutto assente.</p>
<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_711" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-friuli2.png"><img class="size-medium wp-image-711" title="mod friuli" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/mod-friuli2-300x191.png" alt="" width="300" height="191" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine di un insediamento disperso in Friuli Venezia Giulia (fonte: bing.com)</dd>
</dl>
</address>
<p>Nel frattempo quel che accade nel nostro Paese è che gli stessi enti che  dovrebbero difendere gli interessi della collettività e dell&#8217;ambiente  fanno cassa sulle aree edificabili. Come dimostra Salvatore Settis nel  suo ultimo saggio, gli oneri di urbanizzazione, senza il vincolo di  essere investiti sul territorio, sono diventati il principale introito per i bilanci comunali  (11). Se non addirittura impraticabile, risulta una questione di  eccezionale scrupolo e competenza per un&#8217;amministrazione anteporre a  stringenti necessità economiche questioni che diventeranno determinanti  soltanto nel lungo periodo, soprattutto in assenza di un sistematico  esercizio di controllo sulla propria azione di governo, che è invece  valutata in relazione al solo rispetto formale delle normative regionali  e dei parametri di crescita dei piani provinciali, piuttosto che dagli  stessi cittadini per il consenso accumulato, che dipende pur sempre da  ragionamenti a breve termine.</p>
<p><strong>La questione che si pone con una certa urgenza non riguarda semplicemente l&#8217;immagine, sebbene sia proprio il paesaggio a mostrare l&#8217;esasperazione di una mutazione concentrata negli ultimi cinquant&#8217;anni della nostra storia. Una tutela del territorio che si limita a conservarne l&#8217;apparenza è innanzitutto parziale e mal posta. Con questo atteggiamento si rilevano le modificazioni più appariscenti, poste nei contesti più noti, senza alcuna inerenza col bilancio tra risorse consumate e benefici ottenuti.</strong> Si considerano dannosi alcuni interventi che dal punto di vista ambientale possono pure ottenere un bilancio positivo, come una costruzione in zona già urbanizzata o la realizzazione di una ferrovia capace di competere con la mobilità privata su gomma.</p>
<address class="mceTemp">
<dl id="attachment_712" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/EmiliaRomagna01.png"><img class="alignright size-medium wp-image-746" title="EmiliaRomagna01" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/EmiliaRomagna01-300x205.png" alt="" width="300" height="205" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine di un insediamento disperso in Emilia Romagna (fonte: bing.com)</dd>
</dl>
</address>
<p><strong>Passano invece inosservate le abitudini più dannose, come appunto le espansioni più estese e disperse, poste sui terreni fertili del nostro territorio.</strong></p>
<p>Si ritengono senz&#8217;altro urgenti le proposte dell&#8217;Istituto Nazionale di  Urbanistica, volte ad ottenere un disegno legislativo unitario sul  governo del territorio e un monitoraggio sistematico dei cambiamenti  d&#8217;uso del suolo.<br />
Vorrei qui però evidenziare la necessità di un cambiamento di atteggiamento, rispetto a quello che Caliandro e Sacco, nella loro analisi alla contemporaneità italiana, definiscono &#8220;la cultura della tomba&#8221;, dove l&#8217;innovazione e l&#8217;attività tipiche della cultura sono sostituite da una mera salvaguardia di un patrimonio esistente che, svuotato di ogni legame con la società, diventa patina superficiale e urna funeraria di una ricchezza ormai rimossa (12).<br />
La tendenza a valutare ogni cambiamento in virtù della conformità all&#8217;immagine collettiva della città o del territorio è pericolosa in quanto frustra la qualità della trasformazione e le opportunità sociali, ambientali ed economiche che può comportare.</p>
<p>Senza un approccio dinamico su questi temi non si capisce come sia possibile progettare un futuro consapevole all&#8217;evoluzione del nostro territorio.</p>
<p>Articolo di:  <strong><span style="color: #ff0000;"><em>Matteo Buldini</em></span></strong></p>
<p><em>1 </em>Su<em><a href="http://www.nongrattiamoilcielo.org/"> nongrattiamoilcielo.org </a>l</em>e fasi e le ragioni della protesta da parte del comitato &#8220;Non grattiamo il Cielo di Torino&#8221;, nato in opposizione alla costruzione del grattacielo di Intesa San Paolo. Il dissenso si è in seguito esteso ad altri interventi in corso di realizzazione o in previsione, sia nel centro abitato di Torino che in altre città.<em> </em></p>
<p><em>2</em> milano.corriere.it, <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_settembre_30/ecomostri-ponte-lambro-ronchetto-san-cristoforo-greco-1703860283047.shtml"><em>I cinque ecomostri che feriscono Milano</em></a>. Oltre all&#8217;edificio mai completato dello scalo ferroviario di San Cristoforo sono riportati un&#8217;antenna Telecom, un ponte scollegato dalla viabilità, un hotel mai ultimato, un edificio di Ferrovie dello Stato mai utilizzato. Su <a href="http://www.albori.it/immagini/pdf/album%20-%20ecomostro%20addomesticato.pdf">albori.it</a> il progetto di recupero dell&#8217;ecomostro.</p>
<p><em>3 <span style="text-decoration: underline;"> </span><a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/palazzi-che-oscurano-il-liberty-e-torri-di-vetro-vi-piace-la-nuova-bologna/1428669">bologna.repubblica.it, Palazzi che oscurano il liberty e torri di vetro. Vi piace la nuova Bologna?. </a><br />
</em></p>
<p><em>4 </em>Su<em> <a href="http://www.ecomostri.it/">ecomostri.it</a> </em>la lista degli edifici segnalati da Legambiente.<em><br />
</em></p>
<p><em>5 </em>La vicenda su ilfattoquotidiano.it,<em> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/13/gli-ecomostri-anche-sullappenino-case-con-piscina-nelloasi-naturale/110932/">Gli ecomostri? Anche sull&#8217;Appennino. Case con piscina nell&#8217;oasi protetta.</a><br />
</em></p>
<p><em>6 Istat, Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, Agricoltura &#8211; Struttura delle aziende agricole, 2011.<br />
</em></p>
<p><em>7 Osservatorio Nazionale sui Comsumi di Suolo, Primo rapporto 2009, </em>Maggioli editore.<em><br />
</em></p>
<p><em>8 </em>Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo,<em> Consumo suolo comuni Lombardia, </em>novembre 2011.<em><br />
</em></p>
<p><em>9 </em>European Environment Agency<em>, <a href="http://www.eea.europa.eu/publications/eea_report_2006_10/eea_report_10_2006.pdf">Report n. 10/2006, Urban Sprawl in Europe. The Ignored Challenge.</a></em></p>
<p><em>10 </em>Jessica Bridger<em>, Close to home, </em>in Topos 76.</p>
<p><em>11 </em>Salvatore Settis,<em> Paesaggio Costituzione Cemento, </em>Einaudi, 2010.<em> </em></p>
<p><em>12</em> Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco, <em>Italia reloaded. Ripartire con la Cultura, </em>Il Mulino, 2011.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/ecomostri-co-2.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IMPORTAZIONI &#8220;MADE IN ITALY&#8221;&#8230;</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/leimportazionimadeinitaly.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/leimportazionimadeinitaly.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 13:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[cibo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=638</guid>
		<description><![CDATA[Il consumatore, ingannato da marchi famosi, che ispirano fiducia e fanno leva sulla genuinità dei prodotti, sulla loro provenienza nazionale e su una grafica che richiama l’Italia, il più delle volte  prende delle fregature senza nemmeno venire a saperlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una ricerca di Coldiretti resa nota all&#8217;inizio del 2011, <strong>in  Italia almeno una pizza su due contiene ingredienti provenienti  dall&#8217;estero</strong>,  senza alcuna indicazione a beneficio dei consumatori che,   disinformati,  credono di mangiare prodotti tradizionali italiani. In   molte pizzerie italiane viene servita, secondo Coldiretti, una pizza a   base di pomodori cinesi, cagliate provenienti dall’Est europeo al posto   della mozzarella nostrana, olio d&#8217;oliva tunisino o spagnolo, o   addirittura olio di semi al posto dell&#8217;extravergine italiano, e farina   canadese o ucraina.<br />
Per scongiurare questo fenomeno nel marzo del 2011 è stata inoltrata   all&#8217;Unesco la richiesta di inserire «l&#8217;arte tradizionale dei <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/pomodori-cinesi-thumb1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-681" title="pomodori-cinesi-thumb" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/pomodori-cinesi-thumb1-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Pizzaiuoli   Napoletani» nella lista dei Beni Immateriali Patrimonio dell&#8217;Umanità,  in  seguito all&#8217;inserimento della Dieta Mediterranea.<br />
La vicenda della pizza è solo una delle  tante sfaccettature della  truffa: sono infatti moltissimi i prodotti  che arrivano dall&#8217;estero in Italia e “diventano” in segreto prodotti  italiani.<br />
Quasi la metà dei prodotti che appaiono sulle nostre  tavole provengono  dall&#8217;estero, o sono lavorati con materie prime  provenienti dall&#8217;estero,  nonostante le etichette, le denominazioni  protette, le descrizioni  sulle confezioni che con orgoglio nazionale  esibiscono la tipicità del  prodotto e il suo legame con il territorio  italiano. I prodotti  giungono da ogni parte del mondo: dai Paesi del  Nord Europa,  dall’America Latina, dall’Est europeo, dall’Asia.  Dall’inchiesta di  Coldiretti emerge che la maggior parte della pasta  arriva dalla Grecia,  il grano dal Québec e dalle Isole Barbados, il  prosciutto dalla  Scandinavia, il latte da Germania, Lituania, Polonia,  le cagliate  addirittura dalla Bolivia, le mele nostrane partono  dall’Argentina e i  kiwi dal Cile.<br />
Arrivata in Italia, un’enorme porzione della merce che effettivamente   verrà venduta come non autoctona viene mescolata ai prodotti italiani,   arriva a aziende alimentari che producono anche prodotti DOP o DOC, e da   lì “diventa” italiana, viene spacciata per italiana, con un giro di   imbrogli e truffe che secondo le stime vale ogni anno 60 miliardi di   euro.<br />
Dalle frontiere entra praticamente di tutto, con risultati  catastrofici  per il settore agroalimentare italiano: due prosciutti su  tre venduti  come italiani provengono da maiali allevati all’estero, tre  cartoni di  latte a lunga conservazione su quattro contengono latte  straniero, un  terzo della nostra pasta è fatto con grano importato,  addirittura a  volte con miscele di grani teneri, la metà delle nostre  mozzarelle  derivano la latte o peggio da cagliate straniere, i pomodori  sono più  che altro cinesi (dalla Cina nel 2010 sono arrivati in Italia  100  milioni di chili di pomodori).</p>
<p>Ovviamente, i consumatori sono  all’oscuro di ciò, perché non è  obbligatorio scrivere sulle etichette la  provenienza delle materie  prime. Tutti questi e altri prodotti vengono  venduti come italiani. Le  importazioni ormai non riguardano più soltanto  i “tarocchi”  tradizionali, conosciuti, come pomodori cinesi, mozzarelle  lituane,  mortadelle di mucca.. Oggi vengono immesse in Italia  tonnellate di cibi  insospettabili, troppo tradizionali, troppo  “italiani” per immaginare  che siano falsi.<br />
Le rotte attraverso cui questi alimenti giungono in Italia sono quelle   tradizionali dell’Import, seguite da tutti i prodotti esteri che poi   verranno effettivamente venduti come non autoctoni. Parallelamente varie   industrie alimentari, anche colossi italiani che fanno dell’italianità   delle materie prime e della genuinità il loro cavallo di battaglia,   acquistano prodotti non italiani risparmiando anche il 70% del prezzo,   poi li rivendono dopo averli etichettati come nazionali.<br />
Il danno economico per allevatori e produttori italiani è enorme, ma   anche l’immagine del Made in Italy ne esce seriamente danneggiata.<br />
Nell’estate del 2010 Coldiretti ha dato il via ad una ricerca per   rintracciare i cibi spacciati per nazionali. Non c&#8217;è stato bisogno di recarsi nei Paesi d’origine dei prodotti, è stato sufficiente   controllare le frontiere del Nord Italia da cui passavano i tir, e i   porti del Centro e del Sud Italia.<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/Brennero621.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-682" title="Brennero62" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/Brennero621-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
Monitorando i punti nevralgici delle importazioni, come i Valichi del   Brennero e del Fréjus, e i porti di Ancona, Bari, Messina, Gioia Tauro, è   stato possibile registrare le importazioni irregolari, in molti casi   attivate da marchi molto noti. E’ emerso che le importazioni   comprendevano prodotti di ogni tipo. Ai valichi del Fréjus e del   Brennero sono state scoperte circa 15.000 cosce di maiale provenienti   dal Nord Europa (Germania, Olanda, Danimarca), che sarebbero diventate   prosciutto italiano. Infatti, seguendo i camion, si è visto che le   destinazioni erano inequivocabilmente legate all’industria italiana dei   salumi. I camion erano diretti a  Longhirano, patria del prosciutto, a   Modena nel distretto dei salumi, e a Como, in un grosso salumificio.<br />
Dalla Germania sono entrate anche numerose derrate di formaggio, già   fornite di marchi italiani, e migliaia di litri di latte da trasformare   in formaggi italiani. Il latte è uno dei prodotti più colpiti dal   fenomeno: nel 2009 si stima che siano entrati in Italia 8,8 miliardi di   chili di latte e derivati (panna, cagliate, latte in polvere o liquido,   yogurt, formaggi..). Il latte proviene soprattutto dalla Germania e  dai  Paesi dell’Est europeo: Polonia, Ungheria, Slovenia, Lituania.<br />
Anche la pasta, simbolo di italianità nel mondo, non è immune da questa   truffa. Nel luglio 2010 un camion carico di 20 tonnellate di pasta   italiana è sbarcato dalla Grecia e si è diretto a Parma, in uno   stabilimento molto noto.<br />
Il vero problema è che benché tutti questi traffici costituiscano un   enorme danno economico e di immagine per l’Italia, essi non sono davvero   illegali, ma si situano in una zona grigia a causa della mancanza di   leggi adeguate. Come abbiamo già visto infatti<strong> in </strong><strong>Italia manca una legge  sull’etichettatura</strong>,  e nelle etichette non è obbligatorio indicare la  provenienza delle  materie prime, dicitura che potrebbe scongiurare le  importazioni  selvagge. Il Parlamento italiano  nell’ottobre 2010 aveva  proposto una  legge sulle etichette, che obbligasse a indicare sulle  etichette non  solo il luogo di produzione e trasformazione  dell’alimento, ma anche il  luogo d’origine delle materie prime. La legge  è stata però respinta  dal parlamento Europeo. Bruxelles nel febbraio  2011 ha infatti avanzato  dubbi sulla conformità della legge italiana  alle norme comunitarie, e  per quel che riguarda la carne e i prodotti  trasformati è stato  decretato che la legge era “superlativa e  contrastante il diritto  comunitario”. A Bruxelles è stata poi proposta  una legge alternativa,  che  tuttavia avrebbe reso obbligatoria solo  l’indicazione di  “lavorazione prevalente”, inutile per smascherare la  <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/pasta-italiana2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-683" title="pasta-italiana" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/12/pasta-italiana2-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>provenienza delle  materie prime. <strong>A rimetterci di conseguenza non sono i  big  dell’alimentazione italiana, che grazie a</strong><strong> questa lacuna legislativa   possono ancora importare a prezzi bassissimi cibi che diventeranno   italiani, ma chi sta </strong><strong>alla fine della filiera: gli allevatori e gli   agricoltori italiani, e </strong><strong>infine i consumatori.</strong> Un italiano che  acquista  dei cibi infatti, per quanta attenzione faccia alle  etichette, non ha la  garanzia che il prodotto sia realmente italiano,  perché non è  obbligatorio scriverlo.</p>
<p>Il consumatore, ingannato da marchi famosi, che  ispirano fiducia e  fanno leva sulla genuinità dei prodotti, sulla loro  provenienza  nazionale e su una grafica che richiama l’Italia, il più  delle volte   prende delle fregature senza nemmeno venire a saperlo. Una  legge sulle  etichette quindi servirebbe non solo a proteggere e valorizzare i cibi  italiani tradizionali, DOC e  DOP, ma anche per fermare questa  inondazione di prodotti importati che  si trasformano “magicamente” in  prodotti italiani.</p>
<p>dati : <a href="http://www.coldiretti.it/">http://www.coldiretti.it/</a></p>
<p>Articolo di:  Maria Elena Mota</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/leimportazionimadeinitaly.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recycle</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/recycle.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/recycle.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 10:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elSusto</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=569</guid>
		<description><![CDATA[Recycle, dal 1 al 3 Dicembre 2011 diventa una vetrina per gli artisti di dodici Accademie di Belle Arti, per gli stilisti di Fashion in Paper, per i visual maker di UserFarm, per diversi perfomers musicali e per gli aperitivi a Km0, il tutto all'interno di un luogo storico della Milano moderna e industriale, l’ impianto del complesso ex Ansaldo ora Spazio A. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="bgRecycle"><p>Parte a dicembre l’iniziativa <strong>Recycle di modArt</strong> che sensibilizza l' immaginario collettivo sul tema della sostenibilità, attraverso la creatività e l' intrattenimento. 
<br>
<br>
Recycle, dal 1 al 3 Dicembre 2011 diventa una vetrina per gli artisti di dodici Accademie di Belle Arti, per gli  stilisti di <strong>Fashion in Paper</strong>, per i visual maker di <strong>UserFarm</strong>, per diversi perfomers musicali e per gli aperitivi a <strong>Km0</strong>, il tutto all'interno di un luogo storico della Milano moderna e industriale, l’ impianto del complesso ex Ansaldo ora Spazio A.
<br>
<br>
Tutta da scoprire questa kermesse giovane, eclettica ed assolutamente innovativa che si propone come fonte alternativa per la sensibilizzazione comune,  mescolando l'arte con il  riciclo ed il divertimento con l'informazione. 
<br>
<br>
Recycle, durante il giorno sarà una mostra dei progetti di giovani artisti e di sera diventerà un happening a base di happy hours, dj set. A partire dalle 18,30 si potranno gustare aperitivi rigorosamente a <strong>Km0</strong>. Un approccio di stile per una questione importante come la sostenibilità ambientale e produttiva, la cui promozione e sensibilizzazione passa anche attaverso una comunicazione alternativa e interessante.
<br>
<br>
La moda, l’arte ed il design non possono essere escluse dal processo di  penetrazione nella coscienza collettiva e sopratutto in una città come Milano dove  troveranno un momento di assoluta convergenza. 

Anche kilometro0.it parteciperà alla manifestazione per promuovere il proprio canale d'informazione, confronto e comunicazione sul consumo alternativo ed esporrà una piccola installazione interamente elaborata con materiali riciclati.</p></div>

<object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZS-jtOghv04?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ZS-jtOghv04?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
<br>
<br>

<a id="flyerRe" href='http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/11/Flyer-definitivo-1.pdf' target="_blank">guarda il Flyer</a>
<br>
<div id="programma">
PROGRAMMA:
<br>
Giovedi 01 Dicembre
<br>
<br>
10:00 Apertura REcycle Esposizione Sostenibile<br>
11:00 Riunione della Commissione giudicatrice composta da 13 docenti delle Accademie di Belle Arti e la Prof.ssa Bianca Cappello del progetto Fashion in Paper. Presidente della Commissione il Dott. Mino Perini<br>
12:30 Buffet di benvenuto<br>
16:00 Premiazione Accademie Belle Arti<br>
18:00 Termine Premiazione-Inizio aperitivo KM0 con Dj Set LINE UP TBA<br>
21:30 Dj set LINE UP TBA<br>
<br>
<br>
Venerdi 02 Dicembre
<br>
<br>
10:00 Apertura REcycle Esposizione Sostenibile<br>
18:30 Aperitivo Km0 con Dj Set LINE UP TBA<br>
21:30 Dj Set LINE UP TBA<br>
<br>
<br>
Sabato 03 Dicembre
<br>
<br>
10:00 Apertura REcycle Esposizione Sostenibile<br>
18:30 Aperitivo km0 con Dj Set LINE UP TBA<br>
21:00 Premiazione contest visual (il vincitore verrà scelto dal pubblico partecipante)<br>
21:30 Dj Set LINE UP TBA</div>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/recycle.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SPAZI VERDI TRA IL CEMENTO</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/spazi-verdi-tra-il-cemento.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/spazi-verdi-tra-il-cemento.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 21:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Madeleine</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=547</guid>
		<description><![CDATA[Spazi ritagliati tra i palazzi e le strade, piccole e importanti realtà che ci riportano indietro nel tempo, per riscoprire il piacere della natura e del genuino e il piacere dello stare insieme. Si tratta degli orti urbani, che sempre più occupano spazi inutilizzati o pronti per essere asfaltati ridandoci un piccolo sollievo nel caos delle città.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Spazi ritagliati tra i palazzi e le strade, piccole e importanti realtà che ci riportano indietro nel tempo, per riscoprire il piacere della natura e del genuino e il piacere dello stare insieme. <em><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/11/chicago5.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-557" title="chicago5" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/11/chicago5-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></em><br />
Si tratta degli orti urbani, che sempre più occupano spazi inutilizzati o pronti per essere asfaltati ridandoci un piccolo sollievo nel caos delle città.<br />
Da decenni gli orti urbani si praticano in Olanda e in Svezia, ma si sono diffusi in tutta Europa e adesso si stanno diffondendo anche nelle città italiane. Solo a Roma si contano infatti oltre settanta spazi condivisi, tra giardini, orti e giardini spot.<br />
Rappresentano un&#8217;alternativa su piccola scala alla grande agricoltura intensiva, basata su coltivazioni innaturali e l&#8217;utilizzo di pesticidi e fertilizzanti conforme alla logica capitalista della “crescita a ogni costo”. Si rinuncia invece, negli orti urbani, alla pratica intensiva e si vota per un approccio sincero che rispetta i tempi della natura, accompagnandola nel suo ciclo.<br />
Dal punto di vista sociale comunitario coloro che si dedicano maggiormente a questa pratica sono gli anziani: il 60% dei coltivatori degli orti urbani hanno tra i 60 e i 70 anni e il 30% di essi ne ha più di 70. Il valore degli orti urbani a livello sociale è quello di costituire un luogo di incontro, di scambio, di relax.<br />
<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/11/presentazione-orti-urbani-03-00061.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-554" title="presentazione-orti-urbani-03-0006" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/11/presentazione-orti-urbani-03-00061-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Numerose persone, come dicevamo maggiormente anziani, sono così incentivati ad  allontanarsi dai loro divani e dagli schermi delle televisioni per proiettarsi in uno spazio insolito per chi abita le grandi città, uno spazio che ridà loro la possibilità di tornare un po&#8217; indietro col tempo, riaffacciarsi ai metodi tradizionali di coltivazione e godere di ciò che la natura tanto generosamente ci regala.<br />
È in questi piccoli spazi che vengono riutilizzate le forme più semplici e tradizionali di coltivazione; gli anziani hanno qui la possibilità di rivalsa sulla frenesia del mondo capitalistico e di trasmettere ai giovani e agli adulti un po&#8217; del loro sapere, facendo in modo che questo non venga del tutto perso.<br />
Non è detto, però, che chi si lancia in questa attività abbia esperienza. Per questo motivo sono nati dei blog di neo-agricoltori italiani, dei blog in cui le nuove tecniche e scoperte vengono condivise e confrontate per dare spazio a tutti di trasmettere le proprie esperienze e avere la possibilità di esprimere dubbi o porre domande a persone più esperte.<br />
Esempi di questi blog sono ortodiffuso.noblogs.org , ortiurbani.blogspot.com ,  coltivarelorto.myblog.it  e ortidipace.org .</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://http://www.terranauta.it/a778/consumo_critico/orti_urbani_sostenibilita_e_socialita.html ">http://www.terranauta.it/a778/consumo_critico/orti_urbani_sostenibilita_e_socialita.html </a><br />
<a href="http://http://www.casadelcibo.org/photo-326412-presentazione-orti-urbani-02-0001_jpg.html ">http://www.casadelcibo.org/photo-326412-presentazione-orti-urbani-02-0001_jpg.html </a><br />
<a href="http://http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Tendenze/Orti-urbani-vanga-alla-mano-gli-italiani-si-riscoprono-agricoltori_312369498251.html ">http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Tendenze/Orti-urbani-vanga-alla-mano-gli-italiani-si-riscoprono-agricoltori_312369498251.html </a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><em>Maddalena Serra</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/spazi-verdi-tra-il-cemento.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PODERE CASINO  Agriturismo Eno-Gastronomico</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/podere-casino-agriturismo-eno-gastronomico.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/podere-casino-agriturismo-eno-gastronomico.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[produttori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=514</guid>
		<description><![CDATA[Siamo andati a trovare Ottavio Natali, che gestisce e cura l'agriturismo enogastronomico Podere Casino. Un agriturismo incentrato sull'autoproduzione delle materie prime e sull'attenzione alle pratiche tradizionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Siamo andati a trovare Ottavio Natali, che gestisce e cura       l&#8217;agriturismo enogastronomico<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Cardi-2.png"><img class="alignright size-full wp-image-520" title="Podere Casino Cardi 2" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Cardi-2.png" alt="" width="288" height="184" /></a><strong> </strong><strong><a href="http://www.poderecasino.com/home.html" target="_blank"> Podere Casino</a></strong> Via         Pianella 31, Mezzolara di Budrio (BO).<br />
Quello che ha destato il nostro interesse, oltre il fatto che in       molti ci hanno consigliato di cenare proprio qui per gustare delle       vere specialità della cucina delle campagne tra Bologna e Ferrara,       è stata la cura che Ottavio ha investito nel creare un tipo di       agriturismo incentrato sull&#8217;autoproduzione delle materie prime e       sull&#8217;attenzione alle pratiche tradizionali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>A suo avviso, quali sono gli aspetti più rilevanti della         <a href="http://www.kilometro0.it/category/filiera-cor" target="_self">filiera corta</a>?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Parlando con il produttore si conosce la storia del prodotto, si       scopre la tradizione, la storia del territorio in cui si è. E&#8217; un       vero e proprio arricchimento culturale che <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Cardi-1.png"><img class="alignright size-full wp-image-525" title="Podere Casino Cardi 1" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Cardi-1.png" alt="" width="288" height="184" /></a>può essere utile anche       per gli acquisti che si faranno poi quotidianamente.<br />
Certamente un&#8217;aspetto molto importante è la <strong>qualità</strong>: per       impostare un rapporto di filiera corta chi produce deve dare un       valore aggiunto al prodotto. Quello che si propone deve essere <strong>sano,         buono </strong>e inoltre <strong>arricchire culturalmente</strong>. Con       questo intendo dire che approfondire la conoscenza del territorio,       del prodotto, allarga le capacità critiche e permette di prestare       una reale attenzione a molti aspetti tra cui, molto importante, la       <strong>stagionalità.</strong><br />
Inoltre, quando si ha una maggiore consapevolezza di quello       che si acquista anche regalare assume un significato più       articolato; in questo caso regalare un prodotto di cui si conosce       la storia (sia la tradizione che il modo in cui è stato       realizzato) vuol dire anche raccontare, e dunque fare cultura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>L&#8217;importanza del territorio e delle sue specificità </em><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Mele.png"><img class="alignright size-full wp-image-524" title="Podere Casino Mele" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Mele.png" alt="" width="288" height="184" /></a><br />
<em><br />
</em>Le particolarità territoriali sono fondamentali, in Italia       abbiamo un retaggio di più di 2000 anni di prove, tentativi,       evoluzioni delle tecniche produttive e del gusto stesso.</span> <span style="color: #000000;"><br />
Ripercorrendo la storia, e conoscendo il territorio si capisce       perchè quel determinato prodotto ha quel gusto, quell&#8217;aspetto,       quel modo di conservarsi. Ecco: quei 2000 anni non si possono       riprodurre da zero. Questo non vuol dire che non bisogna andare       avanti, ma piuttosto che bisogna essere consapevoli di quello che       si ha. Non ci si può sostituire alla storia ma si può dare un       contributo; chiunque produca ha l&#8217;opportunità di contribuire e       mettere qualcosa di proprio in quello che fa.<br />
<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Ciliege.png"><img class="alignright size-full wp-image-522" title="Podere Casino Ciliege" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Ciliege.png" alt="" width="288" height="184" /></a></span> <span style="color: #000000;"><br />
<em>Quali sono i prodotti più caratteristici della sua azienda         agricola?<br />
</em><br />
Capponi ruspanti,</span> <span style="color: #000000;">salami, cardi e       miele di cardo, mele, ciliege e i molti piatti tipici della cucina       delle nostre campagne, dalle tagliatelle ai tortellini ma anche       cappellacci alla zucca: siamo a metà tra Bologna e Ferrara, dunque       si possono sentire entrambe le influenze; come         nei nostri salami che sono una sintesi della tradizione         bolognese e ferrarese. Altre nostre ricette sono le       pollastre alla griglia e il cappone ripieno di tagli nobili di       maiale e bovino (certamente piatti molto &#8220;ricchi&#8221;) ed anche le       classiche crescentine e i formaggi da gustare con le confetture       prodotte da noi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Che tipo di tecniche utilizza per coltivare e allevare?</em><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Capponi-2.png"><img class="alignright size-full wp-image-521" title="Podere Casino Capponi 2" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Podere-Casino-Capponi-2.png" alt="" width="288" height="184" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per quello che riguarda l&#8217;allevamento seguo la tradizione rurale       del secolo scorso, entro l&#8217;ettaro recintanto a loro dedicato, i       capponi e i polli possono razzolare liberamente; il pollaio con la       tettoia è sempre aperto, dunque decidono loro addirittura se       entrare o stare all&#8217;aperto.<br />
Per le coltivazioni vogliamo mantenere il minor impatto possibile,       una bassa invasività ci consente sopratutto di mantenere i terreni       fertili.<br />
A tal proposito il problema delle successive certificazioni si       pone su vari livelli. Il biologico, il biodinamico e l&#8217;agricoltura       tradizionale sono complementarì. <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Ottavio-E-Alessandro-Natali.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-516" title="Ottavio E Alessandro Natali" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/10/Ottavio-E-Alessandro-Natali.jpg" alt="" width="285" height="328" /></a><br />
Il vero principio fondamentale è la trasparenza: solo con la       trasparenza e una corretta informazione si possono fare acquisti       in modo critico. Io più che le certificazioni mi affido al       rapporto diretto&#8230; <strong>le certificazioni sono mille, la faccia è         una.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Podere Casino</strong> Via Pianella 31, Mezzolara di Budrio         (BO).<br />
<strong>n. telefono:  051 80 53 80</strong></span> <span style="color: #000000;"><br />
<strong>Sito</strong></span> <span style="color: #000000;"> <a href="http://www.poderecasino.com/" target="_blank">http://www.poderecasino.com/</a></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/podere-casino-agriturismo-eno-gastronomico.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Azienda agricola &#8220;Cascina Fornacia&#8221;</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/azienda-agricola-cascina-fornacia.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/azienda-agricola-cascina-fornacia.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 20:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Cascina Fornacia]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Sole]]></category>
		<category><![CDATA[km0]]></category>
		<category><![CDATA[marmellate]]></category>
		<category><![CDATA[Miele]]></category>
		<category><![CDATA[produttori locali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=474</guid>
		<description><![CDATA[L'azienda agricola "Cascina Fornacia" è situata proprio sopra Campo Ligure; dal paese bastano pochi minuti per essere circondati da boschi e da prati terrazzati, ed è qui che Pastorino Antonella produce le sue specialità. Miele, marmellate, gel, e sciroppi, sono tutti prodotti da Antonella con materie prime dei suoi orti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/P1030397.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-479" title="P1030397" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/P1030397-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Nella nostra prima uscita &#8220;sul campo&#8221; (nell&#8217;ambito della Festa del Sole)  abbiamo avuto la fortuna d&#8217;incontrare piccoli produttori di eccellenze  di grande qualità delle zone di Campo Ligure, presso il parco naturale  del Beigua. L&#8217;azienda agricola &#8220;Cascina Fornacia&#8221; è situata proprio  sopra Campo Ligure; dal paese bastano pochi minuti per essere circondati  da boschi e da prati terrazzati, ed è qui che Pastorino Antonella  produce le sue specialità.<br />
Miele, marmellate, gel, e sciroppi, sono tutti prodotti da Antonella con  materie prime dei suoi orti. <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/alcuni-dei-premi-per-il-miele.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-477" title="alcuni dei premi per il miele" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/alcuni-dei-premi-per-il-miele-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Visto il caldo estivo abbiamo, per così  dire, &#8220;trascurato&#8221; il miele,  ma vi assicuriamo che anch&#8217;esso è  eccezzionale e a testimonianza di ciò nel laboratorio di Antonella vi è  una parete ricoperta di premi.<br />
Le marmellate sono buonissime: dalle classiche all&#8217; albicocche e ciliege  a quelle più elaborate come pesca e amaretti, noci e pere, mele e  menta, caffè e pere, ribes e molte altre.<br />
I gel sono sono una vera specialità, in  particolare il gel di rose mantiene il colore ed il profumo del fiore in  maniera completamente naturale.</p>
<p>Eccezzionali anche gli sciroppi; quello alle rose è davvero incredibile: il profumo ed il sapore sono esattamnte quelli del fiore; se  passate da &#8220;Cascina Fornacia&#8221; dovete assolutamente provarlo. Ottimi  anche  lo sciroppo alla menta (questa la porta un amico dal vicino  Piemonte) quello al sambuco, alle amerene e alle fragole</p>
<p>&#8220;Da parecchi anni lavoriamo a stretto contatto con la natura, le api,  coltivando fragole ed antiche varietà di rose da sciroppo.Curo passo a  passo la produzione in tutte le sue fasi, per giungere alla  trasformazione eseguita con tecniche e macchinari moderni seguendo però i  dettami delle nostre più antiche tradizioni&#8221;<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/Rosa-da-sciroppo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-475" title="Rosa da sciroppo" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/Rosa-da-sciroppo-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>La tecnica e la bravura di Antonella sono evidenti, anche il suo  laboratorio è assolutamente impeccabile, ma parlando con lei di come il  vento influisce sulla produzione di fragole e sulle rose, o discutendo  delle eccezzionali fioriture delle acacie dell&#8217;anno scorso (che hanno  prodotto un miele di robinia trasparente e profumatissimo) si capisce  che la cosa più importante è la passione che essa mette nel fare quello  che le piace.</p>
<p>Azienda agricola <strong>Cascina Fornacia</strong><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/sciroppi1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-478" title="sciroppi" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/09/sciroppi1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><br />
responsabile: Pastorino Antonella<br />
Via della Giustina 43<br />
16013 Campo Ligure- Genova</p>
<p>Contatti: Cell 3388992384   tel 010 920379       antonellapastorino@libero.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/azienda-agricola-cascina-fornacia.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>FESTA DEL SOLE</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/festa-del-sole.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/festa-del-sole.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 21:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elSusto</dc:creator>
				<category><![CDATA[km0]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=439</guid>
		<description><![CDATA[Il festival si è svolto Venerdì 22 Luglio e Sabato 23 Luglio 2011
a Prato Rondanino (Campoligure GE).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UN RADUNO FESTOSO E COLORATO. SOLO BUONE VIBRAZIONI…<br />
Così si presenta la Festa del Sole 2011.<strong>Il festival che Venerdì 22 Luglio e Sabato 23 Luglio 2011</strong><strong> si è svolto nella splendida cornice di Prato Rondanino (Campoligure GE).</strong><br />
E&#8217; stata un&#8217;occasione per passare del tempo immersi nel verde, a contatto con la natura e con tanta buona musica&#8230;ma non solo.<br />
Noi di Kilometro0 siamo stati presenti nella zona della Free Yard, insieme agli amici di Cambiologica, e di Vibeschannel.<br />
Abbiamo offerto una panoramica di quelle che sono le produzioni locali legate  ai luoghi, alla tradizione e all&#8217;esperienza delle persone, infatti nello  spazio da noi curato hanno trovato visibilità molti prodotti tipici della zona,  selezionati dopo aver incontrato direttamente i produttori.<br />
E&#8217; stato quindi possibile conoscere qualcosa di più sul meraviglioso  entroterra ligure, ed assaggiare e vedere direttamente come il  territorio, il lavoro e la passione rendono uniche anche le cose più  semplici. <a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/fds_ragazza.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-442" title="fds_ragazza" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/fds_ragazza.jpg" alt="" width="630" height="365" /></a></p>
<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/fds_ragazza.jpg">E’ bastata una sola edizione, la prima del 2008, per trasformarlo subito  in uno dei maggiori festival europei di musica giamaicana. E’ la Festa  Del Sole, il festival reggae “made in Genova”<br />
<strong>——–IN ARRIVO NEW 2011 ——-</strong><br />
FESTA DEL SOLE 2011-Italian Reggae Festival-<br />
…UN RADUNO FESTOSO E COLORATO. SOLO BUONE VIBRAZIONI…<br />
info prenotazione banchi ecc.: </a><a href="mailto:festadelsolegenova@gmail.com" target="_blank">festadelsolegenova@gmail.com</a></p>
<p>BIO EVENT:<br />
<strong>Il festival si è svolto Venerdì 22 Luglio e Sabato 23 Luglio 2011</strong><br />
<strong> a Prato Rondanino (Campoligure GE).</strong><br />
<strong> Ecco il programma e la line-up:</strong><br />
<strong>VENERDI’ 22 LUGLIO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Main stage:<br />
</strong>Easy Skankers (vincitori italiani raggae contest)<br />
ETANA (la voce femminile dell’anno)<br />
<strong>Area dance:</strong><br />
Cuffa sound (dancehall jugglin’ from Genova)<br />
Matto Haze (mc Genova)<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/festadelsole.jpg"><img class="size-full wp-image-452 alignright" title="festadelsole" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/festadelsole.jpg" alt="" width="419" height="226" /></a><br />
WARD 21 (jamaican dancehall style live)<br />
<strong>FREE YARD (vibe channels)</strong><br />
<strong><strong><br />
SABATO 23 LUGLIO</strong></strong></p>
<p><strong><strong> </strong></strong></p>
<p><strong><strong>Main stage:<br />
</strong></strong>Dot Vibes (original raggae band)<br />
KEN BOOTHE &amp; the Groove Markers (unica data italiana!)<br />
<strong>Area Dance:<br />
</strong>Jahzilla Sound System (the jugglin’ hustler from La Spezia)<br />
MOIZ + Kalibandulu (big selecta from Salento)<br />
<strong>Dub Area:<br />
</strong>Dread Lion HI-FI (10 kw sound system from Bergamo)<br />
VIBRONICS feat. Madu the messanger<br />
<strong>Inoltre</strong>: Area camping, collina dello yoga, servizio navetta, area ristoro, mercatino, african village, area bimbi e ONSTAGE!</p>
<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/fds_artigianato.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-451" title="fds_artigianato" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/07/fds_artigianato.jpg" alt="" width="652" height="348" /></a></p>
<p>Foto by :  <a href="http://www.flickr.com/photos/raicaaicar/" target="_blank"><strong>raica quilici</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/festa-del-sole.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>WEB E TERRITORIO</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/web-e-territorio.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/web-e-territorio.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 10:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elSusto</dc:creator>
				<category><![CDATA[km0]]></category>
		<category><![CDATA[cambiologica]]></category>
		<category><![CDATA[kilometro0]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=416</guid>
		<description><![CDATA[Una rete più consapevole di ciò che esiste e accade nei luoghi più prossimi a noi potrebbe essere un strumento utile alla  riconciliazione tra territorio e economia, tra produzione e consumo... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #999999;"><em>&#8220;Io spero naturalmente che, non vinca il neocapitalismo: ma vincano i poveri. Perché io</em><em> sono un uomo antico, che ha letto i classici, che ha raccolto l’uva nella vigna, che ha</em><em> contemplato il sorgere o il calare del sole sui campi, tra i vecchi, fedeli nitriti, tra i santi</em><em> belati; che è poi vissuto in piccole città dalla stupenda forma impressa dalle età artigianali,</em><em>in cui anche un casolare o un muricciolo sono opere d’arte, e bastano un fiumicello o una</em><em> collina per dividere due stili e creare due mondi.&#8221;         P.P.Pasolini</em></span></p>
<p>In un territorio come l’Italia, dove la prossimità spaziale e la distanza sono fattori di forte alterità culturale, economica, linguistica e culinaria, il web può assumere altre forme rispetto alla coscienza che la cultura americana e mondiale ha prodotto in questi ultimi vent’anni di storia.</p>
<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/06/agricoltura.jpg"><img class="size-full wp-image-419 alignleft" title="agricoltura" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/06/agricoltura.jpg" alt="" width="371" height="248" /> </a>Spesso la rete fornisce il mezzo per abbattere confini e annullare distanze, ma altrettanto frequentemente rende vita difficile all’informazione orientata a piccole realtà economiche e produttive, siano esse rurali o artigianali. Una rete più consapevole di ciò che esiste e accade nei luoghi più prossimi a noi potrebbe essere un strumento utile alla  riconciliazione tra territorio e economia, tra produzione e consumo e se vogliamo (visto che a noi sta a cuore) tra cultura e cibo, che, con la globalizzazione, in questi ultimi anni di storia, è venuta a mancare.</p>
<p>Kilometro0.it infatti, tenta di gettare le basi per una riflessione di questo tipo, volta a individuare tematiche, mezzi e strumenti per affrontare la cultura e i mercati globali senza perdere il piacere e la curiosità di conoscere ciò che ci circonda.</p>
<p>A questo proposito kilometro0.it lancia un appello per chi volesse dire  la sua su questi temi!</p>
<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/03/slide-hand.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23" title="slide-hand" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/03/slide-hand.jpg" alt="" width="663" height="248" /></a></p>
<p>Chiaramente Kilometro0.it non è solo in questo periodo a pensare  e sperare in un futuro più sostenibile ed ecologico. Oltre alle grandi associazioni e agli enti pubblici c’è un grande fermento tra le piccole realtà costituite da giovani, associazioni culturali, blog e singole persone che alimentano un opinione e una ideologia a nostro parere più forte delle “linee guida dettate dall’alto”, spesso non attente alle reali necessità locali a causa di un tecnocraticismo non curante del vero risvolto pratico sulle singole persone e soprattutto sul risvolto che ha sull’insieme di un territorio.</p>
<p>Qui sotto vi segnaliamo chi come noi è attivo su questi temi:</p>
<p><a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/06/cambiologica.jpg"><img class="size-full wp-image-420 alignleft" title="cambiologica" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/06/cambiologica.jpg" alt="" width="88" height="96" /></a> <a href="http://www.cambiologica.it/">cambiologica.it</a><strong> </strong></p>
<p><strong>Cambiologica</strong> propone esperienze, conoscenze e competenze che possano far apprezzare, comprendere e scegliere i pregi e la convenienza di una vita maggiormente auto-sufficiente, comunitaria, solidale ed eco-sostenibile.</p>
<p><a href="http://mentifermenti.lacantinadellanonna.net/"><img class="alignnone size-full wp-image-421" title="mentifermenti" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/06/mentifermenti.jpg" alt="" width="80" height="69" />Mentifermenti</a></p>
<p>Metti insieme un gruppo di amici con la voglia di mettersi in discussione, aggiungi l’impegno per una società più solidale, rispettosa dell’uomo e in armonia con l’ambiente, mischia con piccole scelte quotidiane e l’attenzione al proprio territorio, e ottieni<strong>…</strong><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/web-e-territorio.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I G.A.S  (GRUPPI D’ACQUISTO SOLIDALE)</title>
		<link>http://www.kilometro0.it/i-g-a-s-gruppi-d%e2%80%99acquisto-solidale.html</link>
		<comments>http://www.kilometro0.it/i-g-a-s-gruppi-d%e2%80%99acquisto-solidale.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pisutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filiera corta]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[G.A.S]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kilometro0.it/?p=345</guid>
		<description><![CDATA[Un’esperienza di rete di acquisto alternativa particolarmente interessante consiste nei  gruppi d’acquisto solidale o GAS....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’esperienza di rete di acquisto alternativa particolarmente interessante consiste nei  gruppi d’acquisto solidale o GAS.</p>
<p>Tali gruppi sono costituiti da un insieme di persone che si uniscono per soddisfare i propri bisogni quotidiani attraverso una forma di acquisto collettiva, mettendo al centro di questa attività il concetto della solidarietà. I produttori da cui si riforniscono i partecipanti al GAS devono essere:</p>
<p><strong>piccoli</strong>, per sottrarsi alle logiche economiche delle grandi aziende,</p>
<p><strong>locali</strong>, per accorciare il più possibile la filiera produttiva-distributiva e per instaurare rapporti diretti con gli acquirenti,</p>
<p><strong>rispettosi dell’uomo</strong>, sia per il versante che concerne la salute del consumatore sia per la tutela dei lavoratori,</p>
<p><strong>rispettosi dell’ambiente</strong>, attraverso l’utilizzo di risorse naturali e non inquinanti.</p>
<p>Il prodotto che emerge da questo sistema non viene più visto come una semplice merce, ma diviene anche uno strumento di relazione tra soggetti che condividono un atteggiamento responsabile ed etico nei confronti della società, soggetti che si relazionano in un’esperienza diretta che va oltre i ruoli di produttori e consumatori.</p>
<p>Operando in realtà locali differenti i singoli gruppi si differenziano sotto vari aspetti, come il numero di partecipanti o i prodotti che vengono acquistati, ma è comunque possibile definire delle caratteristiche comuni: in ogni gruppo è forte l’idea che i prodotti primari (il cibo in particolare) , siano beni connessi alla cultura (non solo legati alle logiche di mercato) e dunque rappresentino un’identità collettiva e debbano essere rispettati e tutelati.</p>
<p>Il rapporto che viene ad instaurarsi con il produttore supera il mero scambio commerciale per creare piuttosto una relazione tra le parti e gli individui che si basa sulla fiducia e l’esperienza. Questa conoscenza diretta, anche sul piano umano, consente di capire e <strong>conoscere meglio il prodotto</strong>,  in quanto risultato di un processo di collaborazione ed esperienza reciproca.</p>
<p>La crescita di questi gruppi è esponenziale e ciò dimostra l’efficacia del modello di consumo proposto dai GAS. Ad oggi sono oltre 700 i Gruppi di Acquisto Solidale registrati  sul sito <a href="http://www.retegas.org/www.retegas.org">www.retegas.org</a>; molti GAS però non si sono registrati, per cui si  stima che il numero di GAS presenti effettivamente in Italia sia approssimativamente il doppio.<a href="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/05/gas.jpg"><img class="size-medium wp-image-346 alignright" title="gas" src="http://www.kilometro0.it/wp-content/uploads/2011/05/gas-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>La preferenza accordata ai piccoli produttori permette una migliore <strong>relazione diretta tra le parti</strong>: gli acquirenti consentono alla piccola azienda agricola e ai piccoli artigiani di sopravvivere, in un mercato che li vedrebbe in difficoltà rispetto i grandi gruppi industriali, e in cambio i membri dei GAS possono contare su prodotti d’alta qualità, sia per la salubrità, che per il gusto , che per il contenuto solidale che incorporano, in quanto rispettosi del lavoro dell’uomo e della salvaguardia del territorio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kilometro0.it/i-g-a-s-gruppi-d%e2%80%99acquisto-solidale.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

