10 mar 2011, Posted by Pisutzu in cibo sostenibile, 1 Comment. Tagged , ,

IL CIBO “SOSTENIBILE”


Questa area del blog è dedicata alle nuove forme di sostenibilità agricola.

Il prodotto agricolo, più di molti altri tipi di merci, è legato al suo contesto locale e ad un più vasto sistema di relazioni sociali ed economiche di scala globale. I luoghi in cui si coltiva, i modi che si utilizzano, le relazioni tra produttori e consumatori, i rapporti con il contesto in cui si opera e il radicamento delle filiere produttive all’interno delle relazioni sociali influenzano direttamente il prodotto.

È tempo di sostenere un sistema agroalimentare che guarda con occhio più attento alla realtà del territorio. Proprio dal territorio, con una partecipazione dal basso, si stanno costituendo sempre più reti alimentari alternative. In particolare forme di aggregazione tra produttori e consumatori che praticano metodi diversi da quelli stabiliti dal mercato convenzionale.

Attraverso la tutela delle realtà locali è possibile svincolarsi dal condizionamento della grande distribuzione per instaurare rapporti più diretti con i consumatori attraverso circuiti di filiera corta, inoltre si tutelano le risorse naturali (che sono patrimonio di tutta la comunità) attraverso attività sostenibili.

Una breve carrellata delle varie tecniche agricole sostenibili può dimostrare che sono molteplici i modi in cui si intende sviluppare un rapporto più responsabile con l’ambiente.

L’agricoltura biologica, probabilmente la più nota tra queste tecniche, si basa sull’idea che la terra ha in sé tutti gli elementi necessari per poter produrre gli alimenti senza far ricorso alla chimica. Dunque esclude l’uso di mezzi e prodotti chimici di sintesi in ogni fase del processo produttivo, e inoltre presta particolare attenzione al mantenimento della flora e della fauna locali ricorrendo a tecniche rispettose dell’equilibrio ecologico. All’interno delle produzioni “alterative” è l’unica ad essere soggetta a dei controlli da parte di organismi autorizzati a certificare la qualità biologica delle produzioni.

In risposta ai danni provocati all’ambiente e alla salute dall’agricoltura chimica si utilizzano tecniche antiche e consolidate nel tempo si  valorizzano così le colture locali e tiene conto della salute dei lavoratori agricoli, di quella dei consumatori e della salubrità dell’ambiente.

L’agricoltura biodinamica è molto simile all’agricoltura biologica ma presenta alcuni aspetti differenti. Si presta molta attenzione alle fasi lunari per semina e raccolti e al modo in cui si creano i concimi, inoltre grande rilievo è dato alla completa autosufficienza dell’azienda agricola in un’ottica che si può quasi definire di collaborazione tra uomo, piante e animali per il raggiungimento del benessere comune.

La permacultura é un sistema di agricoltura sostenibile che  sfrutta le interrelazioni tra le piante e ne valorizza le qualità intrinseche, è particolarmente adatta a piccoli insediamenti o al ripristino di zone danneggiate da disastri ecologici.

L’agricoltura naturale (o del non fare) sicuramente la più radicale tra questi tipi di pratiche, è stata sviluppata in Giappone ed ha come obiettivo quello di minimizzare il più possibile nella coltivazione l’intervento dell’uomo, che si deve limitare ad accompagnare un processo largamente gestito dalla natura. Sono pochissimi gli interventi che si effettuano, non si fa ricorso né all’aratura dei campi, né ad alcun processo di fertilizzazione. Sorprendentemente in Giappone con questo metodo si ricavano delle rendite per ettaro simili a quelle delle tecniche convenzionali.

In Italia si può notare un interesse crescente verso queste pratiche di sviluppo sostenibile, in particolare il biologico è un trend in forte crescita. I dati che emergono dalla più grande  fiera italiana dei prodotti ecologici e biologici: SANA vedono l’Italia leader europeo per quello che riguarda il numero di aziende biologiche e la superficie coltivata con i criteri dell’agricoltura  biologica; con il 9% della superficie nazionale, ovvero 1.150.000 ettari, occupa anche il sesto posto al mondo (dopo Australia, Argentina, Brasile, Cina e Stati Uniti).

Grazie a una produzione così sviluppata l’Italia si attesta anche come primo esportatore mondiale di prodotti biologici. Il livello dei consumi non segue però il primato della produzione; l’Italia infatti, dopo Germania, Gran Bretagna e Francia è solo al quarto posto in Europa. Dunque, nonostante una così grande produzione, frutto di una cultura contadina ancora fortemente radicata sul territorio e appoggiata da istituzioni e associazioni di settore, la domanda non è ancora sviluppata pienamente. Le cause di tale differenza tra produttori e consumatori sono molteplici: certamente, la cultura ambientalista italiana è ancora arretrata rispetto quella di altri stati europei.

Articolo di Paolo Pasquali

kilometro0

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1 Comments

14 marzo 2011 14:32

elSusto

che il magiare prodotti buoni e delle nostre parti sia una della strade verso la salvezza economica??

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