03 mar 2011, Posted by elSusto

proemio

Questo Blog si rivolge a chiunque abbia voglia di discutere, condividere idee e approfondire le tematiche dei consumi alternativi.

È evidente come nella realtà odierna il consumo sia diventato un elemento caratterizzante della vita di tutti noi. Ormai intendere i consumi in chiave  meramente economica è riduttivo!

Quello che ci proponiamo di fare è alimentare una discussione che cerchi di sensibilizzare le persone rispetto la rilevanza che i consumi avranno nel determinare il tipo di società che si andrà a costituire nei prossimi anni.

Infatti tutti abbiamo la possibilità di esprimere aspettative sociali, formulare critiche o apprezzamenti verso modelli di sviluppo “semplicemente” decidendo cosa comprare.

Questo Blog nasce per quelli che vedono nel consumismo più sfrenato un problema che va oltre un fatto di costume, per quelli che ritengono che un economia slegata dai territori e dalle persone incida direttamente sulla vita di tutti noi e sulla salute del pianeta, per quelli che credono in modalità alternative di crescita.

Sono molte le pratiche innovative di consumo che attraverso l’impegno di tutti possono determinare spinte verso modelli di sviluppo sostenibili, di solidarietà diffusa, di rispetto per l’uomo e l’ambiente.

Noi siamo qui proprio per parlarne e speriamo che anche voi vogliate unirvi numerosi alla discussione!!

5 Comments

19 marzo 2011 22:18

ricky

La linea di pensiero Km 0 è pienamente condivisa da me.
Applicando una logica del genere si abatterebbero costi, consumi, inquinamento e ci sarebbe la sicurezza che qualsiasi prodotto/merce provenga dal territorio ma non solo. Ci sarebbe la sicurezza che venga da “kilometri 0″ da noi.
kilometro è un’ottima scelta.

Riccardo

1 maggio 2011 18:25

Pamela

Salve,
quest’anno sono di maturità e ho deciso di redigere la mia tesina trattando della ristorazione a kilometro 0, ma sono purtroppo bloccata su una materia: diritto. Spero che quacuno possa darmi un buon suggerimento. Grazie

3 maggio 2011 13:45

Pisutzu

Ciao Pamela!
Per quello che riguarda il Diritto si può dire che le normative vigenti in Italia, riguardanti il fenomeno dei kilometri alimentari (km 0), incidono principalmente a livello regionale. Con il via libera dell’Unione Europea è finalmente operativa la Legge N. 3 del 22 gennaio 2010 della regione Veneto; la prima legge sui cibi a chilometri zero approvata dalla regione Veneto su iniziativa della Coldiretti che ha raccolto le firme, 25000, in suo sostegno.
Ecco l’Art. 1 di tale legge: “La Regione promuove la valorizzazione qualitativa delle produzioni agricole a “chilometri zero”, favorendone il consumo e la
commercializzazione, garantendo ai consumatori una maggiore trasparenza dei prezzi e assicurando un’adeguata informazione ai consumatori sull’origine e le specificità di tali prodotti.” (questo è il link in cui si può leggere il documento integrale: http://www.federalismi.it
Altre regioni si stanno muovendo nel senso di far approvare un tipo di legislazione analoga, che punta soprattutto al coinvolgimento di ospedali, mense e ristorazione pubblica nella filiera produttiva-distribuva locale.
Spero che questo possa esserti utile!
Vi sono anche altri argomenti che riguardano le produzioni sostenibili e il diritto, come le norme sugli appalti pubblici ecocompatibili o i regolamenti che classificano i prodotti equosolidali o biologici.. (diciamo più in generale che anche il campo delle certificazioni può essere un ambito interessante da approfondire…)
Se hai bisogno di altri consigli non esitare a contattarci!!

24 novembre 2011 13:08

Ronko84

ciao, volevo alcune informazioni sul concetto del km 0, dato che risulta essere un argomento abbastanza nuovo e discusso, vedo che ci sono molte aziende che espongono e dichiarano il fatto che utilizzano prodotti a km 0.
Mi chiedevo se esiste qualcuno o qualcosa, un ente magari, che certifica queste dichiarazioni,( un po’ come puo’ avvenire per il processo delle colture biologiche, o le DOP ecc..) oppure, ad esempio, basta mettere un cartello con scritto “qui si usano prodotti a km 0″ senza che ci sia una tracciabilità effettiva.
me lo chiedo dato che si tratterebbe di un effettivo vantaggio competitivo, per le aziende ristorative ad esempio, un ulteriore strumento per aumentare quel processo qualitativo dei locali pubblici e dei prodotti che già esiste, come appunto le dop, doc, docg o le varie guide enogastronomiche ( michelin, espresso, gambero rosso) fino ad arrivare alle certificazioni ISO, insomma se puo’ essere un ulteriore strumento da inserire in questo contensto ( anzi secondo me già lo è !) , pero’ chi garantisce sulla tracciabilità dei prodotti? chi certifica che il ristorante “da tizio se magna” usa prodotti a km 0?
esiste un marchio?

grazie per il contributo

28 novembre 2011 09:56

pisutzu

Ciao Ronko84
la questione che poni è di grande interesse.
Al momento non esiste un ente certificatore, terzo e indipendente, (come potrebbe essere per le dop, igt ecc..) che rilasci attestati sui chilometri di percorrenza delle merci. Principalmente si fa ricorso all’autodichiarazione.

Esiste pero’ la certificazione Km0, promossa da Coldiretti (e dunque riguardante produttori agricoli facenti parte di quell’associazione di categoria), che segnala la provenienza di materie prime locali per quello che concerne la ristorazione e la vendita di prodotti agricoli nei mercati contadini.

Per i processi distributivi su scala più ampia l’etichetta dovrebe venire in aiuto di chi, in un supermercato intende acquistare un prodotto locale, seganalando luogo di produzione e confezionamento. Nella grande distribuzione iniziano a vedersi progetti rivolti in questo senso, come le iniziative promosse dalle Coop con il progetto “appena colta” in collaborazione con Terremerse,
http://www.appenacolta.it/ (il progetto ha avuto un esito molto positivo e si prospettano altre iniziative del genere)

Generalmente, per quello che riguarda la vendita diretta nelle aziende agricole, è abbastanza semplice verificare il prodotto e la veridicità della produzione locale: sono direttamente i produttori ad esporre cartelli che segnalano la vendita diretta, si può quindi vedere di prima persona anche il luogo in cui si produce.

Per i ristoranti il discorso potrebe rivelarsi più complesso. Un
agriturismo genuino produce, per la maggior parte, direttamente le sue materie prime e questo si dovrebe notare nelle vicinanze del ristorante. La normativa quadro nazionale delinea dei parametri che poi ogni regione ha provveduto, con proprie leggi, ad integrare (l’argomento verrà trattato in un articolo a parte, essendo un discorso piuttosto lungo e articolato)
Per i locali urbani il dire di vendere prodotti a km0, (a parte lesopracitate certificazioni Coldiretti) rimane principalmente una questione di fiducia con il ristoratore.

Dal punto di vista legislativo è da segnalare la recente approvazione del Ddl ‘Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità’, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1° marzo 2010. Per la prima volta, definisce i mercati agricoli di vendita diretta, promuovendo la domanda e l’offerta dei prodotti agricoli a chilometro zero e fornendo un inquadramento del settore dal punto di vista legislativo.
http://www.infocommercio.it/pagine/r_news.php?id=1136

E’ importante sottolineare che le tematiche della filiera corta sono intercettate da un pubblico, da dei consumatori, attenti. Sapere da quale azienda viene il prodotto ( che, se realmente a km0, sarà relativamente vicina) è un aspetto importante, e lo è ancora di più la possiblità di vedere direttamente l’azienda di produzione.
Inoltre un’alternanza stagionale di prodotti, compatibile con il
territorio in cui si trova l’attività è già indicativa di
un’attenzione verso queste pratiche.

Per concludere: un ente certificatore potrebe essere utile, ma una conoscenza diretta di chi produce è sempre la migliore garanzia.

Spero d’aver risposto, almeno in parte, alla tematica da te sollevata (certamente è un’argomento che va approfondito e su cui torneremo con aggiornamenti e altri articoli)

Un caro saluto

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