27 mar 2011, Posted by Pisutzu in Filiera corta, No Comments. Tagged cooperazione, fiducia, rapporti diretti, sostenibilità, sviluppo
LO SVILUPPO E’ UNA QUESTIONE DI FIDUCIA
Attraverso gli acquisti quotidiani è possibile scegliere un modello di sviluppo; è possibile influenzare il sistema economico sostenendo o meno certi negozi, certe marche, certi modelli produttivi. Una cittadinanza che punta ad essere più informata e consapevole in merito a quello che compra, e alle conseguenze che l’acquisto comporta, trova nei progetti di filiera corta un ottimo aiuto. Oltre il rispetto dei lavoratori e dell’ambiente i partecipanti a queste nuove forme d’azione valorizzano la fiducia e la relazione tra persone, in un modello che guarda ad un benessere comune e non solo a un utilità personale.
Dunque la forza del fenomeno risiede principalmente in un elemento semplice ma spesso sottovalutato, ovvero nella riscoperta dei rapporti umani.
Un aspetto che emerge, nei progetti di filiera corta, è la voglia dei consumatori di riprendere la relazione diretta con chi produce ciò che si consuma.
La grande catena, la multinazionale, non considerano il fatto che dall’altra parte della filiera produttiva vi sia una persona, una persona con cui è possibile interagire, una persona che ha una storia, una persona che è parte di una specifica cultura e che la rappresenta attraverso quello che fa. Nel mercato globalizzato si è affievolita la consapevolezza del rapporto umano che sta alla base del nostro vivere quotidiano, è diventata più opaca, nascosta da grandi distanze e da grandi interessi.
La riscoperta della relazione umana, della solidarietà all’interno del sistema economico produttivo è una rivoluzione di tipo sociale prima ancora che economico. Partendo da istanze etiche e relazionali, partendo da un livello locale, è possibile contaminare ed influire sul più generale sistema economico e sociale con nuove modalità d’impegno scarsamente burocratizzate, improntate alla solidarietà.
Come sostiene M. Pollan:
«stringete la mano che vi nutre. Non appena lo fate, l’affidabilità torna ad essere una questione di rapporti umani invece che di normative, etichette o responsabilità legali. […] La regolamentazione è un sostituto imperfetto di quell’affidabilità e di quella fiducia che sono parti integranti di un mercato nel quale produttore e il consumatore possono guardarsi negli occhi. Solo quando saremo corresponsabili di una catena alimentare corta potremo, settimana dopo settimana, prendere coscienza del fatto che noi facciamo parte di una catena alimentare e che la nostra salute dipende dalla sua gente, dai suoi terreni e dalla sua integrità dal suo stato di salute.»
M. POLLAN, In difesa del cibo, Adelphi, 2009, pp. 169 – 170
Articolo di Paolo Pasquali

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